Ruota il dispositivo per accedere correttamente ai contenuti del sito.

Share
Facebook Twitter

C'era una volta la crisi

Leonardo Becchetti - 20 novembre 2014

Bastano tre mosse per essere felici: porsi sfide e obiettivi con l’asticella alla giusta altezza (a seconda dei propri talenti e delle proprie capacità), sviluppare una propria dimensione relazionale il più ricca possibile (siamo nati per stare tra gli altri e con gli altri e non da soli), trasformare le difficoltà e i limiti in opportunità.

Lo ha detto, all’Auditorium dell’Istituto Martino Martini di Mezzolombardo, Leonardo Becchetti, professore ordinario di Economia Politica all’Università di Roma Tor Vergata, direttore del corso di specializzazione in European Economics and Business Law e co-fondatore di Sec - Scuola di Economia Civile. “Un vero economista non può essere soltanto un economista – ha osservato Michele Dorigatti, dell’ufficio studi della Cooperazione Trentina – Il sapere di Becchetti è multidisciplinare e lo dimostrano le sue oltre quattrocento pubblicazioni scientifiche. Becchetti non sta nel chiuso del suo ufficio ma, mediamente tre o quattro volte alla settimana, prende il treno per andare da un lato all’altro dell’Italia per parlare e divulgare un modo diverso di fare economia. Senza furore ideologico”.

“La felicità non è solamente legata alla crescita del Prodotto Interno Lordo – è stato detto – Oggi c’è bisogno di valori che non siano misurabili solamente con il Pil. Il Bes (acronimo di benessere equo e sostenibile) è un indice che tiene conto, ad esempio, del livello di salute, istruzione, lavoro e conciliazione tempi di vita, benessere economico, relazioni sociali, politica e istituzioni, sicurezza, benessere soggettivo, il paesaggio e patrimonio culturale”.

La ricchezza “di una persona, oggi, è una relazione: prima di tutto umana e, conseguentemente, anche economica. Bisogna buttarsi, rischiare. Fondamentale è la fiducia, lo scambio, la reciprocità. La cooperazione in questo offre esempi bellissimi”.

Il cosiddetto “homo economicus” è triste perché non si apre alla relazione, non si apre agli altri. “L’azienda riduzionista massimizza il profitto e mette al centro l’azionista rispetto a tutti gli altri – è stato aggiunto. Una banca che massimizza il profitto non ha vocazione a fare credito ma a fare altro che rende di più. Non così, ad esempio, una Cassa Rurale che serve il territorio. Il suo agire non è una somma di egoismi perché pensa al bene comune. Oggi servono imprese che creino valore anche per il territorio”.

Infine “viviamo un’epoca eccezionale per quantità e qualità di vita – ha evidenziato Becchetti.  Oggi si dice che c’è crisi, che non si vive bene. Pensiamo a cento anni fa. Era il 1914: chi di voi sarebbe disposto a fare cambio?”. Il pubblico ha risposto. Con il silenzio.