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Piantala di essere te stesso!

Gianfranco Damico - 27 febbraio 2015

Raggiungere, o cercare di raggiungere, la felicità in un mondo sempre più complesso. Se ne è parlato in un affollatissimo ed entusiasta auditorium dell’istituto Martino Martini di Mezzolombardo, nel diciannovesimo incontro di “Progettare il futuro, una responsabilità da condividere”.

Relatore: Gianfranco Damico. Docente in corsi post-universitari, svolge attività di coaching, formazione e consulenza con privati, aziende, enti pubblici, organizzazioni, scuole. Negli ultimi quindici anni ha lavorato con migliaia di persone (insegnanti, manager, professionisti, genitori) su crescita personale ed eccellenza umana in tutte le sue forme. Una definizione che a lui piace è life coach, un vero e proprio allenatore “dedicato alle persone che desiderano sviluppare se stesse, definire e raggiungere obiettivi ambiziosi e sfidanti”.

“Damico per noi non è un semplice consulente è qualcosa di più– ha spiegato il presidente Mauro Mendini – Damico per noi è un amico, mi sia permesso il gioco di parole, perché altre volte lo abbiamo incontrato e apprezzato in occasione di iniziative formative davvero interessanti”.

Titolo della serata: “Piantala di essere te stesso! Liberarsi dai propri limiti ed essere felici”.

“Se vogliamo ridurre il concetto all’osso – ha osservato Damico dialogando con Paolo Segnana – la felicità è una condizione emozionale che senti dentro e ti fa stare bene. Nel 90% dei casi sono persone che si sono poste una meta e poi l’hanno raggiunta. Insomma, hanno buttato il cuore oltre l’ostacolo e poi sono andati a riprenderselo”. Fondamentale è l’azione di qualità, “il mettersi in cammino. Questo cammino esprime e possiede qualità quando ti sta facendo fare dei passi verso gli obiettivi che vuoi raggiungere”.

Ma allora perché piantarla di essere se stessi? “Per evitare di restare prigionieri di una serie di filtri che la vita ti impone. Uscire dagli schemi, dalle abitudini ormai standardizzate”. La gente, spesso, “ha difficoltà a cambiare perché – è stato spiegato - schemi comportamentali definiscono una routine. Un acquario di consuetudini”.

Non solo felicità ma anche sofferenza. “Ogni volta in cui si prova la sofferenza, fondamentale è chiedere cosa è possibile sperimentare per interagire con quella determinata situazione. Cosa serve? Prendersi la responsabilità e liberarsi dal vittimismo. Responsabilità intesa nell’unione dei due termini che la compongono: responso e abilità. Curare la tua abilità e l’abilità della tua risposta”.

La strada verso “la felicità – ha concluso Damico - passa dal lavorare sugli obiettivi e, ovviamente, raggiungerli. Obiettivi che non si raggiungono se non si definisce un piano. Fondamentale è avere una rotta, altrimenti, citando Seneca “nessun vento è favorevole al marinaio che non sa dove andare”.