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Per una visione civile del mercato e dell'economia

Luigino Bruni - 25 ottobre 2012

Il capitalismo ha raggiunto negli utlimi due secoli risultati economci, tecnologici, e civili straordinari, svolgendo un ruolo importante nella trasformazione della società. Le crisi di questo inizio di terzo millennio (dal terrorismo all'ambiente, dalla finanza all'energia), mostrano con straordinaria forza che l'economia di mercato sta esaurendo ogni forza di cambiamento sociale e di incivilimento, perchè stiamo pagando le conquiste sul terreno della libertà individuale con la moneta dell'ambiente e con quella delle relazioni sociali.

“Dobbiamo inventarci un nuovo modo di stare al mondo, di stare insieme – ha esordito Bruni. Infatti è finito un mondo basato sui grandi valori. Pensiamo alla frammentazione della famiglia ma anche alla mancanza del principio gerarchico per cui uno comandava e gli altri ubbidivano”.

Parlando di ricchezza, Bruni, ha evidenziato che “nel mondo antico veniva considerata un male per il ricco e per la collettività. Poi è venuto il tempo nel quale esisteva l’interdipendenza. Sostanzialmente il povero aveva bisogno del ricco e viceversa. Oggi la situazione è mutata ulteriormente”. Per farlo comprendere al meglio ha utilizzato una metafora: “nell’atletica chi oggi vince una gara domani riparte al pari degli altri. In economia non è così. Chi ha vinto parte davanti e questo crea disuguaglianze crescenti”.

Sul tema del lavoro. “La quota di ricchezza che, oggi, è destinata al lavoro è troppo bassa. Oggi esiste la figura dell’imprenditore e dello speculatore. Quest’ultimo è una persona che ha come scopo fare rendite, fare soldi, e l’impresa per lui è un mezzo per fare quattrini. L’imprenditore, invece, è prima di tutto un costruttore ed è proprio grazie a persone così che abbiamo costruito l’Italia”.

Nei tempi di crisi “troppa gente fa il lavoro sbagliato. Più il lavoro è storto – ha osservato Bruni - e più si deve fare bene. L’unico modo per salvarsi in un posto di lavoro sbagliato è fare bene quel lavoro. E chissà che, alla fine, non possa anche piacere. Oggi l’impresa deve comprare cose che non può comprare. Pensiamo alla passione, all’intelligenza, alla creatività. Il paradosso dell’impresa di oggi è che non sa dire grazie”.

RELATORE: Luigino Bruni